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Il test definitivo della Specialized S-Works Turbo Levo 2019

Credo che non siano necessarie presentazioni per Specialized, il marchio fondato da Mike Sinyard a Morgan Hill nel 1974. Vale la pena spendere alcune parole per quanto riguarda il progetto Turbo Levo lanciato nel 2015, da subito ha incuriosito per soluzioni radicali quali l’adozione di ruote plus, la batteria integrata nel telaio, l’assenza del display e del comando al manubrio, e la gestione delle assistenze tramite applicazione sullo smartphone. Fu definita da molti come un game changer, e in breve tempo diventò l’oggetto del desiderio di molti rider. Negli anni successivi sono state portate alcune migliorie al progetto originale con l’introduzione del comando delle assistenze al manubrio e la versione con telaio in carbonio.

Il modello 2019 che vi abbiamo presentato alcuni mesi fa in questo articolo è totalmente nuovo, a partire dalle geometrie con ruote da 29″x2.6″, motore, batteria, sistema di controllo e applicazione dedicata. Solo il nome è rimasto invariato, sarà un altro game changer?

Specialized Italia ci ha fornito una S-Works Turbo Levo, top di gamma, con la quale ho percorso più di 900km sui miei trail abituali per completare un test approfondito. Un ringraziamento particolare a PuntoSport di Casarza Ligure (GE) per la rapida e professionale assistenza fornita in occasione di un banale guasto elettrico.

In sintesi

Materiale telaio: carbonio FACT 11m per triangolo principale e carro posteriore.
Formato ruote: 29″ × 2.60″
Geometrie variabili: si
Corsa ant/post: 150/150
Sistema sospensione: FSR
Mozzo posteriore: 148×12 boost
Mozzo anteriore: 110×15 boost
Trasmissione: 1×11(32t – 10/42)
Attacco Portaborraccia: Si
Motore e batteria: Specialized 2.1 / batteria integrata staccabile 700 Wh.
Peso rilevato senza pedali: taglia M, 20.62 kg con pneumatici Butcher Grid + camera (245gr). 20.86 kg con pneumatici Eliminator blck dmnd tubeless + lattice.

 

Analisi statica

La scritta S-Works sul tubo obliquo identifica il top di gamma di ogni modello prodotto da Specialized. Si distingue per l’utilizzo di un telaio completamente in carbonio FACT 11m, compresi foderi obliqui e orizzontali che compongono il carro posteriore, e per un montaggio particolarmente curato nella scelta dei componenti, che sono gran parte in carbonio, come cerchi, pedivelle e manubrio.

Questa nuova Levo riprende le linee dell’ultima Stumpjumper, caratterizzata da un traversino asimmetrico di collegamento tra il tubo superiore e il tubo sella, che da un lato nasconde parzialmente l’ammortizzatore, ma dall’altro lo lascia completamente in vista.

La S-Works si può avere in un’unica colorazione denominata petrolio cangiante che la rende inconfondibile. Il colore passa da un verde ad un blu violaceo a seconda della luce che lo colpisce, l’effetto WOW! è garantito. Le parti del telaio non verniciate sono state lasciate naturali opache per dar maggior risalto alle lavorazioni effettuate con le pelli in carbonio e per creare un  maggior contrasto con le grafiche grigio argento che risultano sobrie ed eleganti. L’insieme rende giustizia ad un prodotto che vuol essere esclusivo e distinguersi dagli altri allestimenti in gamma, risultando lussuoso ma non opulento.

Il telaio presenta delle finiture egregie, su tutte spicca il passaggio cavi, che passa internamente al triangolo principale per proseguire nei foderi posteriori bassi, risultando praticamente invisibile. Anche il sensore della velocità è nascosto alla vista, ben protetto nel fodero sinistro, e il relativo magnete è ancorato a due dei sei bulloncini che fissano il disco al mozzo ruota.

Sotto al tubo obliquo troviamo un “bumper” che blocca la testa della forcella evitando l’urto della stessa sul telaio. Entrambi i foderi destri sono ricoperti da un profilo in gomma che li protegge dalla catena, rendendo anche molto silenziose le discese più dissestate. Per evitare la caduta della catena è presente anche un piccolo guidacatena regolabile ancorato al telaio in prossimità della corona. In alcuni punti del telaio sono presenti delle pellicole trasparenti per proteggerlo dai detriti, purtroppo non è stata prevista una soluzione analoga sotto al tubo obliquo dove spesso sbattono i sassi alzati dalla ruota anteriore. I perni ruota non prevedono una leva integrata ma necessitano di una chiave a brugola per essere svitati e riavvitati. Molto piacevole avere il portaborraccia al posto dove siamo soliti trovarlo, ben accessibile senza inutili contorsionismi. Può contenere agevolmente borracce da 600ml.

Lo schema scelto per la sospensione è il classico FSR con giunto Horst, un vero cavallo di battaglia per Specialized, che lo ha affinato in ogni dettaglio in oltre 20 anni di utilizzo, adattandolo a tutte le specialità ed escursioni, utilizzando in alcuni casi ammortizzatori custom con attacchi dedicati. Questo schema a quadrilatero si contraddistingue per le infinite possibilità di personalizzazione. Sulla nuova Turbo Levo troviamo l’ammortizzatore metrico con attacchi standard montato in orizzontale sotto al tubo obliquo comandato da un leveraggio asimmetrico.

La sospensione risulta attiva e sensibile ai piccoli urti, rimanento sostenuta e reattiva sul resto della corsa, con un buon sostegno al fondocorsa pur non risultando eccessivamente progressiva. In frenata rimane attiva e mantiene il contatto con il terreno. L’ammortizzatore Fox Float Factory DPS nella misura da 210 x 52.5 mm presenta la regolazione rapida in compressione su tre posizioni (aperto-pedalata-chiuso), più un’altra sempre in tre posizioni che regola la compressione alle basse velocità con ammortizzatore nella posizione aperto e chiaramente il registro per regolare la velocità in estensione.
Con una corretta regolazione risulta sensibile e scorrevole senza oscillazioni indesiderate in fase di pedalata, il blocco l’ho utilizzato solo sui trasferimenti in asfalto. Il mio settaggio prevedeva un SAG intorno al 25% per avere una sospensione attiva e scattante, ideale per esaltare le caratteristiche della bici.

All’anteriore fa bella mostra di sé un’eccellente Fox 36 Factory GRIP2 da 150mm con taratura specifica per e-bike. Forcella top di gamma, con regolazioni in compressione alle alte e basse velocità poste sulla sommità dello stelo destro e con la regolazione alle alte e basse velocità anche in estensione, il ritorno è posto in prossimità del piedino del fodero destro, protetto da un cappuccio in alluminio. Dopo le prime regolazioni di base ci sono volute alcune uscite per regolare al meglio la 36, ma sono riuscito ad ottenere una forcella sensibile e scorrevole ad inizio corsa, sostenuta in frenata e in pedalata e piuttosto progressiva in prossimità del fondo corsa, ma soprattutto in perfetta sintonia con la sospensione posteriore. In questo momento la ritengo una delle migliori forcelle provate.

Il reggisella telescopico è il nuovo Command Post di Specialized con 160mm di corsa e 34.9mm di diametro, azionabile tramite un comodo e pluriregolabile comando remoto posto in prossimità della manopola sinistra sotto al manubrio. Il funzionamento è particolare e necessita di un po’ di pratica. Quando si aziona il comando, il reggisella torna su molto velocemente, quindi è meglio accompagnarlo con il sedere piuttosto che ricevere un bel colpo sui gioielli di famiglia. Una particolarità che ho molto apprezzato è che il reggisella presenta uno step di abbassamento di alcuni centimetri, basterà agire brevemente sulla leva stando seduti, e rilasciarla immediatamente: il reggisella non si bloccherà istantaneamente ma scenderà fino al punto predefinito, utile quando sul trail vogliamo abbassare un po’ la sella per avere più agilità. La sella montata è una Specialized Phenom con slitta in titanio e larghezza di 143mm, costruita secondo i dettami Body Geometry con un’imbottitura abbastanza densa, risulta comoda anche dopo molte ore in sella.

Specialized ha scelto per tutta la gamma Turbo Levo gruppi SRAM a 11 velocità, in particolare sulla S-Works troviamo cassetta in acciaio ricavata dal pieno da 10/42 montata su corpetto ruota libera XD, cambio e catena XX1, mentre il comando è X01 ad azionamento singolo. Il funzionamento è risultato impeccabile anche sotto sforzo, la rapportatura è risultata sufficiente in ogni condizione, ma chi è ormai abituato ad utilizzare range più ampi la troverà un po’ ristretta sugli estremi. Le pedivelle sono in carbonio da 165mm marchiate Praxis Works con corona in acciaio da 32t, da notare l’utile protezione in platica posta all’estremità della pedivella.

Anche i freni, come il gruppo, arrivano dal catalogo SRAM: sono dei Code RSC abbinati a dischi Centerline da 200mm. Questi freni nascono per usi gravosi e discipline gravity, sono dotati di una pinza a 4 pistoni con pastiglie sinterizzate, e un pompante con la regolazione della distanza della leva dal manubrio e la regolazione della corsa a vuoto della leva per ottenere una personalizzazione fine della frenata. I Code sono potenti, modulabili e dissipano bene il calore, tendono ad essere rumorosi da freddi e in caso di terreni umidi. Con il consumo progressivo delle pastiglie ho notato un leggero calo delle prestazioni.

Le ruote Roval Traverse SL da 29″ sono composte da mozzi di produzione DT Swiss a 28 fori e cerchi in carbonio con canale interno da 30mm. Mi hanno impressionato per rigidità e robustezza, e nonostante le numerose pizzicature, i bordi del cerchio posteriore non hanno subito danni. Si notano invece alcune scalfiture sul profilo del cerchio dovuto agli impatti con i sassi smossi dalle ruote. I mozzi si confermano tra i più fluidi  del mercato, grazie anche alla semplicità della ruota libera a 54 punti di ingaggio, andando ad esaltare le doti di scorrevolezza e pedalabilità del mezzo.

In originale la bici arriva con delle gomme Butcher grid da 2,6″ nominali, con carcassa molto leggera (960gr) montate con camera d’aria, che mi hanno creato diversi problemi di pizzicature nonostante avessi inserito anche una coppia di Speedy Mousse. In un secondo tempo ho deciso di montare una coppia di Eliminator Blck Dmnd sempre da 2.6″ con carcassa a doppio spessore che nell’effettivo sono risultati circa 4 mm più larghi dei Butcher e notevolmente più robusti, con i quali, abbandonato camere d’aria e mousse, ho potuto con l’aggiunta delle sole valvole e lattice effettuare un montaggio tubeless che mi ha permesso di abbassare notevolmente la pressione di gonfiaggio, aumentare grip e sicurezza sui trail, con solo un aggravio di un paio di etti sul peso globale.

Con le Eliminator ho migliorato principalmente la trazione, la tenuta in curva e la stabilità in velocità, perdendo un solo po’ di scorrevolezza su fondi duri e prontezza all’anteriore nei rapidi cambi di direzione. Il cambio di pneumatici è l’unica modifica che mi sento di consigliare specialmente a chi farà un uso gravoso e sportivo della bici su terreni impegnativi.

Il cockpit è ordinato e ergonomico, composto da un ampio e ben angolato manubrio Specialized Trail in carbonio con larghezza di 780mm e rise di 27mm, abbinato ad un massiccio attacco Deity Copperhead da 50mm e 31.8mm di diametro. Le manopole marchiate Specialized sono fissate con un solo collarino di modo da risultare comode anche per chi impugna il manubrio alle estremità, si presentano con il classico grip half waffle di chiara derivazione motociclistica.

Entrambi i collari dei freni sono dotati di aggancio Matchmaker per ospitare anche il comando del cambio e il comando del reggisella, lasciando lo spazio adeguato anche per il minimale comando remoto delle assistenze. Un dettaglio che ho apprezzato molto è la presenza dello SWAT all’interno del tubo sterzo, in pratica basta far ruotare di 180° il finto tappo della serie sterzo per accedere ad un minimale multitool che ho utilizzato svariate volte. Nella parte inferiore del tubo sterzo troviamo invece uno smaglia catena, che fortunatamente non ho mai dovuto usare.

Il sistema motore adotatto per questa nuova Turbo Levo si avvale di un’unità denominata Specialized 2.1 di produzione Brose, completamente rinnovata rispetto alle versioni precedenti, più compatta e leggera accreditata di 250w nominali e 90 Nm di coppia.
Il sistema comprende anche un controller denominato TCU, il cervello, che colloquia tramite i protocolli Bluetooth e Ant+ con i dispositivi esterni quali smartphone e ciclocomputer Garmin. Il TCU è incastonato nel telaio sul tubo orizzontale in prossimità della serie sterzo. Ha anche funzione di display con 10 led che indicano il livello di carica della batteria e due pulsanti, uno per accensione e spegnimento del sistema e l’altro per variare ciclicamente i tre livelli di assistenza selezionabili.

Il TCU è collegato al comando remoto sul manubrio, che risulta minimale ed ergonomico, con tutti i pulsanti a portata di pollice. Da qui possiamo azionare il walk assist semplicemente tenendo premuto il pulsante dedicato, commutare con i tasti (+) e (-) i tre livelli di assistenza e selezionare anche la posizione 0 assistenza che ci permette di mantenere il sistema acceso senza ottenere assistenza dal motore. Infine troviamo in posizione avanzata un tasto con la (S) di Specialized che ci permette con un’unica pressione di attivare la modalità Turbo.

A completare l’insieme abbiamo una batteria inedita da 700Wh, di dimensioni e peso ragguardevoli, completamente inserita nel tubo obliquo, estraibile svitando un bullone di blocco posto alla base del tubo e facendola scivolare da sotto il motore. Per eseguire agevolmente questa operazione è consigliato adagiare la bici su un fianco, e prima di procedere all’estrazione, sganciare il cavo con attacco Rosenberger che unisce motore e batteria. Per le operazioni di ricarica non è necessario estrarre la batteria dal telaio.

Ad andature normali il motore è molto silenzioso, praticamente impercettibile, alza la voce solo quando viene messo sotto sforzo. L’erogazione è molto progressiva, senza mai essere troppo invasivo, il massimo della coppia motrice si ottiene intorno alle 65 rpm, ma ci si può spingere fino ad oltre 120 rpm nelle fasi di riding più concitate, senza notare tagli di potenza.

Con questo nuovo modello è stata lanciata anche una nuova versione della applicazione Mission Control, scaricabile gratuitamente dagli store online di Android e Apple, che ci permette di effettuare numerose personalizzazioni, verificare lo stato di salute e il livello della batteria, i kilometri percorsi dalla bici, registrare, archiviare e condividere i nostri tour, con i relativi dati di consumo, tempi e medie di percorrenza, ecc.

Vorrei soffermarmi sui quattro parametri fondamentali che si possono variare per personalizzare l’erogazione del motore e di conseguenza per ottenere la migliore esperienza d’uso per le nostre esigenze. Questo lo ritengo uno dei maggiori plus di questo sistema.

  • Livello di supporto – Ci permetterà di selezionare la percentuale di assistenza offerta dal motore in funzione della forza impressa sui pedali, è variabile da 5% a 100%, dove il 100% equivale ad una moltiplicazione di 4.2 volte la potenza immessa. Es: se imprimo 100W sui pedali, il motore mi aggiungerà da 21 a 420W in funzione della percentuale selezionata.
  • Potenza di picco – Questo parametro è molto importante in quanto limita la potenza massima erogata dal motore indipendentemente da quanta ne viene impressa sui pedali. Di fatto limita la progressione e serve principalmente per avere un maggior controllo dei consumi e dell’autonomia. È variabile da 5 a 100% dove 100 equivale alla potenza massima erogabile dal motore, ovvero 560W. Es: se imposto 20% avrò al massimo un supporto del motore di 112W, se imposto 50% ne potrò ottenere al massimo 280W e via dicendo.
  • Velocità di risposta di accelerazione – Questo parametro varia la prontezza di risposta del motore nelle ripartenze e nelle variazioni di ritmo. Se imposto 0% avrò un motore più docile e prevedibile ma lento nelle reazioni, invece, se imposto 100% avrò un motore molto pronto alle accelerazioni repentine ma più scorbutico da gestire su terreni difficili.
  • Shuttle – In pratica questo parametro modifica la curva di coppia dell’erogazione del motore, all’aumentare della percentuale, si alzerà il range ideale di utilizzo verso cadenze più agili dove il rider imprime meno potenza, penalizzando la coppia e la progressione ai bassi regimi. Modificare questo parametro serve principalmente a chi affronta salite scorrevoli a velocità sostenuta e preferisce pedalare a frequenze superiori a 80 rpm, per ottenere il massimo supporto imprimendo una minima forza sui pedali. Con impostazione a 0% avremo un motore maggiormente corposo a regimi più bassi tipici dell’uso sportivo in fuoristrada.

NB: Una volta impostati i parametri più adatti a noi, non è necessario utilizzare il Mission Control ad ogni accensione della ebike, in quanto le impostazioni rimangono memorizzate all’interno del TCU.

Devo ammettere che non ho sentito la mancanza di un classico display LCD sul manubrio, che normalmente non mi fornisce le informazioni che desidero e che in caso di rottura determinerebbe l’inesorabile malfunzionamento del sistema. Ho apprezzato molto che il TCU sia in grado di trasferire preziose informazioni al mio Garmin Edge 520, permettendomi di visualizzare e registrare alcuni dati per me importanti quali percentuale residua della batteria, cadenza, velocità, potenza impressa sui pedali, ecc. avendo sul manubrio un unico strumento che colloquia direttamente con i sensori presenti sulla bici.

Geometrie e prezzi

Rispetto alla generazione precedente le geometrie sono cambiate molto, perché la nuova Turbo Levo è stata aggiornata secondo le ultime tendenze che prevedono un angolo sella più verticale per spostare il baricentro in avanti a caricare l’avantreno che beneficia di un reach più lungo e un angolo di sterzo più disteso, tutto a vantaggio di direzionalità e stabilità sia in salita che in discesa. L’attacco manubrio è stato accorciato e il manubrio allargato per avere più controllo e favorire una guida più agressiva. La bici nasce con ruote da 29″ ma, se uno volesse, è possibile montare anche ruote da 27.5+ ed adeguare la geometria tramite un boccola eccentrica presente sull’occhiello dell’ammortizzatore. Da segnalare le pedivelle da 165mm che aumentano la luce a terra sui passaggi più tecnici evitando gli impatti con il terreno.

La gamma è composta da tre modelli carbon con allestimenti che differiscono per telaio, batteria e componentistica montata. Solo la S-Works si può fregiare di un telaio e carro completamemte in carbonio FACT 11,  mentre le Expert e Comp prevedono un triangolo principale in carbonio FACT 9 e un carro in alluminio. A completare la gamma troviamo anche due modelli completamente in alluminio, denominati Comp e semplicemente Turbo Levo il più economico, presenti anche con colorazioni e particolari specifici per il gentil sesso. Tutti i modelli da uomo sono disponibili in quattro taglie e quelli da donna in tre, non è prevista la XL. Cliccate i link sottostanti per vedere i dettagli dei montaggi.

S-Works Turbo Levo               11299€
Turbo Levo Expert                    8199€
Turbo Levo Comp Carbon       6699€
Turbo Levo Comp                     5699€
Turbo Levo Comp Donna        5699€
Turbo Levo                                 4499€
Turbo Levo Donna                    4499€

In azione

Il primo contatto con la S-Works l’ho avuto in occasione della tappa di Varazze del circuito e-Enduro. È bastato un veloce settaggio per trovare immediatamente la confidenza necessaria con la bici per affrontare le impegnative prove speciali della gara in tutta sicurezza. Una volta portata a casa mi sono dedicato ad un settaggio fine della posizione in sella, della taratura delle sospensioni e del settaggio delle assistenze tramite Mission Control.

Lo ammetto, è quasi scontato trovarsi bene con una bici montata con componenti top, però è sempre necessaria un po’ di pazienza e la dovuta esperienza per ottenere il massimo. A questo punto è iniziata la sfida, perché ho voluto metterla alla prova nelle condizioni più critiche, ed in oltre 3 mesi di test, vi assicuro non sono mancate. La bici emerge per polivalenza, la sua dote migliore, dovuta ad una ciclistica bilanciata ed ad un motore poliedrico e super customizzabile, una di quelle bici che ti invoglia ad esplorare nuovi trail, ad aggiugere km alle solite uscite, a pedalare fino a quando c’è luce… ed anche oltre!

Salita

Sulle salite scorrevoli si beneficia della posizione in sella poco stancante che ci permette, in abbinamento alla capacità della batteria maggiorata, di affrontare lunghe salite con tanto dislivello con la massima naturalezza . In queste occasioni è bene utilizzare il registro di compressione dell’ammortizzatore per rendere la pedalata ancora più efficiente. In pianura si riescono a mantenere velocità al di sopra del limite dei 25kmh perché anche senza l’ausilio del motore la bici si pedala bene. Non si notano particolari attriti, se non quello dell’aria e delle ruote, specialmente dopo il montaggio delle Eliminator blck dmnd.

Se sulle salite scorrevoli si comporta come una leggera trail, il meglio lo dà sulle salite tecniche e ripide, dove il motore può sfoderare tutta la coppia di cui è dotato, permettendoci di superare ostacoli impegnativi in tutta scioltezza. È impressionate quanta trazione arrivi dalla ruota posteriore e, sfruttando il settaggio personalizzato delle assistenze, potremo ottenere l’erogazione più adatta alle nostre esigenze. Il settaggio che ho preferito per questo frangente è stato:

  • Livello di supporto:  50%
  • Potenza di picco: 100%
  • Accelerazione: 60%
  • Shuttle: 0%

Con queste impostazioni si ha la giusta prontezza al colpo di pedale, una buona progressione in velocità e si riesce a sfruttare tutta la coppia al giusto regime. Le quote equilibrate del telaio aiutano molto in questo frangente, posso ritenere la S-Works una delle migliori arrampicatrici che io abbia provato.

Discesa

Anche in questo frangente si nota subito l’agilità della bici dovuta a geometrie bilanciate e ad un peso che supera di poco i 21kg in ordine di marcia. Il feeling è immediato e non si discosta molto da una bici tradizionale, ma se non siete già abituati alle ruote da 29″ saranno necessarie alcune uscite per capire i tempi di inserimento in curva e le traiettorie da impostare. In assoluto è meglio arrotondare e far scorrere la bici, lasciando alle ruote e alle sospensioni il compito di assorbire le asperità piuttosto che dribblare ogni ostacolo.

La Levo si comporta bene sui tortuosi sentieri naturali, è importante però non perdere mai la centralità, rimanendo sempre ben caricati sull’anteriore per agevolarne l’inserimento in curva. Il corto carro posteriore vi seguirà senza problemi e vi agevolerà in fase di manovra.

Sulle discese flow e scorrevoli la S-Works è micidiale: rapida nei cambi di direzione, grazie al peso contenuto ed alla rigidità di telaio, ruote e forcella, è sempre pronta ad accelerare in uscita di curva con una ottima pedalabilità anche oltre lo stacco del motore. Anche in questo frangente è fondamentale mantenere la centralità, per esaltare il grip delle ottime gomme di casa Specialized che ho alternato sulla bici, e per sfruttare al massimo la reattività dell’insieme. Sui salti di media entità la bici rimane ben bilanciata in fase aerea ed assorbe bene anche gli atterraggi più pesanti senza scomporsi.

Autonomia

Grazie alle precise informazioni che la bici trasmette al Garmin ho potuto effettuare alcuni test approfonditi, tutti sulla solita salita di riferimento ma con mappature diverse, di cui vi ho già descritto gli esiti sul forum, cliccate i link di seguito per leggerne i dettagli:

  1. ECO 35/35
  2. TRAIL 50/100
  3. TURBO 100/100 Shuttle 100%

In linea di massima l’autonomia non è stato un mio pensiero e spesso ho utilizzato assistenze superiori al solito con la certezza che la batteria da 700Wh non si sarebbe esaurita prima della conclusione del giro. Da segnalare che l’indicazione della percentuale residua è molto precisa e la scarica della batteria costante, questo ci permetterà di programmare al meglio le nostre uscite senza sorprese.

Problemi riscontrati durante il test

Sul forum sono stati segnalati un paio di piccoli inconvenienti di gioventù di questo nuovo progetto, dei quali posso confermarne l’esistenza, ma posso altre sì dire che il principale è già stato risolto da Specialized, e il secondo si può risolvere adottando piccoli accorgimenti. Nello specifico, nel carter plastico che ricopre il motore si accumulano i detriti sollevati dalla ruota posteriore, nella foto sotto potete vedere cosa ho “raccolto” in 800km invernali.
Specialized ha rimediato fornendo una spugnetta che va ad impedirne l’ingresso. Il fango che si deposita sulla biella posteriore della sospensione provoca dei graffi alla vernice nel retro del tubo sella, questa zona è già protetta da una pellicola trasparente, ma in alcuni casi non risulta sufficientemente robusta, il consiglio è di aggiungere una protezione o montare un piccolo parafango.

Durante una discesa particolarmente sassosa il cerchio posteriore ha ricevuto un colpo decisamente violento che ha causato un danno estetico al fianco del cerchio.

Dopo circa 800km ho avuto un inconveniente elettrico: di fatto la bici si spegneva e non si riaccendeva se non staccando e ricollegando il cavo principale della batteria. Portata in concessionaria, il meccanico ha  individuato immediatamente la causa del malfunzionamento, ha sostituito il cavo che collega il TCU al motore, risolvendo definitivamente il problema.

Conclusioni

La S-Works Turbo Levo è un mezzo raffinato ed esclusivo, con un montaggio pregiato da vera top di gamma, un riferimento per il mercato, un oggetto dei desideri per molti, ne consegue un prezzo non alla portata di tutte le tasche. Questa Turbo Levo incarna esattamente tutto quello che un rider potrebbe desiderare dalla propria ebike, agilità, leggerezza, potenza, scatto, comfort, autonomia ed estetica da urlo, una bici eccellente in ogni situazione di trail riding, adatta sia ai piloti esperti che ai rider più tranquilli. Si posiziona direttamente al vertice delle mie preferenze personali.

Specialized

M
  • M
    marco
  • 19/01/2019
il test è di @ducams4r , non so perché nel forum compaia il mio nome
L
  • L
    Lucchio.54
  • 19/01/2019
Bravo, scrupoloso nelle spiegazioni, preciso professionale, un vero ..... Duca :):cool:. Complimenti.
difficile dare un giudizio su prodotto tanto costoso. per una cifra del genere qualsiasi cosa al di sotto della perfezione assoluta è inaccettabile.
pur avendo 3 specialized in casa, ora ritengo che ci siano scelte migliori in termini di acquisto.
E
  • E
    eagerly
  • 19/01/2019
Bellissimo articolo ;) ...
P.S. Egregie:innocent:
Grande duca!!
Cit"
Si posiziona direttamente al vertice delle mie preferenze personali.".....
Non è mica ora di riconsegnarla:innocent:
B
  • B
    Bartbike
  • 19/01/2019
Ma non aver risolto il problema del cavo di alimentazione posto sotto e soggetto a malfunzionamento ( anche nel test) e da criminali
M
  • M
    malleolo
  • 19/01/2019
Ottimo lavoro e in linea con il mio pensiero. Top [emoji106]
Complimenti Mirko e anche alla S-Works naturalmente!:cool:
R
  • R
    Rick
  • 19/01/2019
Ma non aver risolto il problema del cavo di alimentazione posto sotto e soggetto a malfunzionamento ( anche nel test) e da criminali
Non è stato quello il problema, ma il cavo che va da motore alla tcu...
Bart oggi non sei attento:innocent:
Ottima recensione @ducams4r !!
Per curiosità, accenni al fatto che in sita sua fra le tue preferite, mi diresti cosa altro ti è piaciuto in quel frangente?
D
  • D
    ducams4r
  • 19/01/2019
Bravo, scrupoloso nelle spiegazioni, preciso professionale, un vero ..... Duca :):cool:. Complimenti.
Grazie, troppo buono:blush:


difficile dare un giudizio su prodotto tanto costoso.
Un prodotto di questo livello, tanto atteso dal mercato, necessitava di un approfondito, il mio compito è solo quello di sviscerarne le caratteristiche, i giudici finali saranno gli acquirenti.
D
  • D
    ducams4r
  • 19/01/2019
Ottima recensione @ducams4r !!
Per curiosità, accenni al fatto che in sita sua fra le tue preferite, mi diresti cosa altro ti è piaciuto in quel frangente?
In salita si è dimostrata una delle migliori, per via della coppia motrice della progressività offerta dal motore, ed alla trazione di ruote e gomme.
Anche la BMC per caratteristiche del telaio si era dimostrata molto valida come pure la Scott per via del sistema di gestione delle sospensioni.
G
  • G
    Gelindo
  • 19/01/2019
A me sembra di vivere in un sogno. Una bici da 11.300 euro che ha un problema di progettazione che viene risolto con una spugnetta, un altro problema di progettazione che per evitare che i sassi ti mangino il carbonio del telaio è necessario proteggere lo stesso con un parafango e che per di più in 800 km ti lascia a piedi e devi portarla dal meccanico a farla riparare e tutti ne tessono le lodi. Boh!!! Cosa doveva succedere per dire che Specialized è meglio se la riprogetta? Doveva esplodere. Magari anche in quel caso avreste detto, grande Duca è la mia preferita.
V
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    velocipede
  • 19/01/2019
Una domandina a bruciapelo Duca ... leggendo un tuo "È impressionate quanta trazione arrivi dalla ruota posteriore ..." , meglio la possibilità di personalizzazione del Brose 2.1 o l'eMTB mode di Bosch per tratti in salita tecnica?
D
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    ducams4r
  • 19/01/2019
Una domandina a bruciapelo Duca ... leggendo un tuo "È impressionate quanta trazione arrivi dalla ruota posteriore ..." , meglio la possibilità di personalizzazione del Brose 2.1 o l'eMTB mode di Bosch per tratti in salita tecnica?
Bella domanda, me lo sono chiesto anch'io più volte durante il test.
Visto che le bici le metto alla prova sui soliti trail ti posso dire che attualmente il Brose 2.1 ha prestazioni maggiori, basta usare il settaggio che ho descritto nel test 50/100 acc 60, shuttle 0, usando il freno dietro per gestire la spinta sui terreni più difficili. Solo nei trail più tortuosi e complicati ho rimpianto EMTB di Bosch che è più facile e pronto al colpo di pedale in prossimità di ostacoli in sequenza.
In 2 parole Specialized più potente ed esuberante, EMTB più intuitivo.
D
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    ducams4r
  • 19/01/2019
A me sembra di vivere in un sogno. Una bici da 11.300 euro che ha un problema di progettazione che viene risolto con una spugnetta, un altro problema di progettazione che per evitare che i sassi ti mangino il carbonio del telaio è necessario proteggere lo stesso con un parafango e che per di più in 800 km ti lascia a piedi e devi portarla dal meccanico a farla riparare e tutti ne tessono le lodi. Boh!!! Cosa doveva succedere per dire che Specialized è meglio se la riprogetta? Doveva esplodere. Magari anche in quel caso avreste detto, grande Duca è la mia preferita.
Secondo me, ripeto secondo me, il buco dove entra lo sporco non è da ritenersi un errore di progettazione, altrimenti l'avrebbero semplicemente tappato, la spugnetta è una protezione per evitare di far entrare lo sporco "grosso" anche perché in occasione di un lavaggio buona parte dei detriti esce dal foro di scarico posto sotto al motore.
Il secondo inconveniente penso che si verifichi solo su fondi particolarmente fangosi, di fatto in fase di affondamento la biella si allontana dal tubo sella e dovrebbe scaricare il fango, in alcuni casi, invece, lo comprime verso il tubo sella. La soluzione è davvero banale, sinceramente non lo vedo come un grosso problema. Questo tipo di inconveniente affligge parecchi telai, vedi Ibis, Pivot, ecc. Secondo il tuo metro, tutte le forcelle sarebbero da riprogettare...

Un inconveniente elettrico ci può stare, specialmente su un modello della prima serie di produzione, magari era stata montata in fretta e danneggiare un cavo ci vuole poco. Tanto per farti una lista:
  1. Ho avuto un bosch che non superava i 16kmh software bacato.
  2. Uno Shimano con software sbagliato.
  3. Una con un reggisella sbagliato.
Tutte bici test di prima serie di produzione. Gli inconvenienti capitato sulle bici da 3/5/10 mila euro senza distinzioni.

Comunque il periodo di garanzia serve anche per sopperire a questo genere di problematiche.
L
  • L
    Lucchio.54
  • 19/01/2019
A me sembra di vivere in un sogno. Una bici da 11.300 euro che ha un problema di progettazione che viene risolto con una spugnetta, un altro problema di progettazione che per evitare che i sassi ti mangino il carbonio del telaio è necessario proteggere lo stesso con un parafango e che per di più in 800 km ti lascia a piedi e devi portarla dal meccanico a farla riparare e tutti ne tessono le lodi. Boh!!! Cosa doveva succedere per dire che Specialized è meglio se la riprogetta? Doveva esplodere. Magari anche in quel caso avreste detto, grande Duca è la mia preferita.
Gelindo, mi trovo d 'accordo in parte con quello che scrivi, i miei complimenti al Duca sono dettati dal fatto che il suo lavoro lo ha presentato in modo corretto, la bike da un punto di vista ciclistico è sicuramente valida, ha dei "peccattucci " che qualcuno non accetterebbe mai ( e io sono fra questi ), progettualmente non mi trovo con alcune scelte, mi rendo anche conto che si può avere esigenze diverse, non siamo tutti uguali. Non si può pensare di contestare l'onestà critica e sportiva del protagonista la prova, e diciamolo con sincerità chi collauda qualsiasi Mtb deve essere si onesto ma anche diplomatico. E mi ripeto la Specy è sicuramente un'ottima e bella E-bike. Ha qualche difetto, ma quale bici non ce l'ha? L'unica mtb " quasi perfetta " per molti giustamente è la .... propria !! :p:innocent:.
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
e diciamolo con sincerità chi collauda qualsiasi Mtb deve essere si onesto ma anche diplomatico.
Più che altro deve avere le capacità lessicali di far capire a chi legge quello che si vorrebbe esprimere. Purtroppo solo alcuni lettori riescono a cogliere esattamente il senso di quanto scritto. Stasera mi sono fatto un giro su alcuni gruppi FB, ne ho lette di tutti i colori, addirittura chi diceva che non si può rimanere a piedi con una bici da 11 mila €, Io non ho scritto da nessuna parte che sono rimasto a piedi...perché non è capitato!
D
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    ducams4r
  • 20/01/2019
Bellissimo articolo ;) ...
P.S. Egregie:innocent:
:eek:
Corretto!:cool:
L
  • L
    Lucchio.54
  • 20/01/2019
Più che altro deve avere le capacità lessicali di far capire a chi legge quello che si vorrebbe esprimere. Purtroppo solo alcuni lettori riescono a cogliere esattamente il senso di quanto scritto. Stasera mi sono fatto un giro su alcuni gruppi FB, ne ho lette di tutti i colori, addirittura chi diceva che non si può rimanere a piedi con una bici da 11 mila €, Io non ho scritto da nessuna parte che sono rimasto a piedi...perché non è capitato!
Le capacità lessicali ed esaustive sono indispensabili e fanno parte del bagaglio principale per fare questi articoli, poi come dici Tu chi legge a volte, ( spesso ) interpreta, capisce quello che gli detta il cervello, ed allora si prendono "fischi per fiaschi", e si può capire la delusione l'insoddisfazione di chi ha messo tempo e impegno in qualche cosa che viene interpretata male o peggio non capita :(. Coraggio e pazienza e si va avanti. Buon lavoro comunque.:);)
M
  • M
    marco
  • 20/01/2019
A me sembra di vivere in un sogno. Una bici da 11.300 euro che ha un problema di progettazione che viene risolto con una spugnetta, un altro problema di progettazione che per evitare che i sassi ti mangino il carbonio del telaio è necessario proteggere lo stesso con un parafango e che per di più in 800 km ti lascia a piedi e devi portarla dal meccanico a farla riparare e tutti ne tessono le lodi. Boh!!! Cosa doveva succedere per dire che Specialized è meglio se la riprogetta? Doveva esplodere. Magari anche in quel caso avreste detto, grande Duca è la mia preferita.
Il segmento delle ebike è quello dove le aziende stanno facendo cassa, al momento. Basta andare sul sito specialized per controllare cosa costano rispetto a quelle senza motore.
S-Works Turbo Levo 11.299,00 € ---> S-Works Stumpjumper 29 9.269,00
Turbo Levo Expert 8.199,00 € ---> Stumpjumper Expert Carbon 29 5.659,00

Si vede che c'è chi è disposto a pagare quelle cifre per una bici elettrica, in caso contrario non ne venderebbero. Ma questo vale per tutti i marchi, non solo per Specialized.
S
  • S
    SLABOZ
  • 20/01/2019
Quindi il carbonio della sworks è diverso dalle altre ?
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
Quindi il carbonio della sworks è diverso dalle altre ?
Dalle altre turbo Levo, si.

La S-Works è costruita con un carbonio denominato FACT 11, ed ha anche il carro in carbonio. La Expert e la Comp hanno il triangolo principale in carbonio FACT 9 e il carro in lega M5.
G
  • G
    GIUIO10
  • 20/01/2019
Grande, @ducams4r, complimenti per la completezza e per la competenza: lavoro da riferimento.
E complimenti pure per l’educazione che dimostri nelle risposte alle considerazioni provocatorie: da riferimento pure l’atteggiamento...:imp:
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
Grande, @ducams4r, complimenti per la completezza e per la competenza: lavoro da riferimento.
E complimenti pure per l’educazione che dimostri nelle risposte alle considerazioni provocatorie: da riferimento pure l’atteggiamento...:imp:
Grazie, si cerca sempre di fare del proprio meglio:blush:
M
  • M
    maxmetanol
  • 20/01/2019
Secondo me è un errore progettuale
Secondo me dovevano eliminare in toto il carter, fanculo l’estetica, raffreddamento migliore e zero depositi
Secondo me non hanno eseguito test prototipali adeguati
Secondo me il problema fango sul carro dietro nn esiste
Secondo me ho ordinato una expert
Secondo me sono un minchione a spendere tt quei soldi x sta bici ma alternative al prodotto ( peso, batteria, motore, geometrie e formato ruota) nn c’è ne sono

Il test è obiettivamente ben eseguito, chi lo interpreta in maniera sbagliata andrebbe soppresso, secondo me
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
Secondo me dovevano eliminare in toto il carter, fanculo l’estetica, raffreddamento migliore e zero depositi
Rispondo solo a questa considerazione, il carter plastico ha anche funzione di paramotore, come si vede dalla foto dove è aperto, in quella zona ci sono i vari collegamenti elettrici che vanno al motore e TCU.
B
  • B
    Bartbike
  • 20/01/2019
Anche io su fa ho letto di tutto.
Non vale un euro...
È un offesa alla miseria....
C’è ne compro due....
Il problema dei social (sono parole non mie ma dell antropologo Gitter) e che mette un microfono in mano agli imbecilli.
La prova , come al solito, e ben fatta e soprattutto comprensibile anche per i non addetti ai lavori. E questo è un gran bel risultatao
A
  • A
    alexnotari65
  • 20/01/2019
@ducams4r mi chiedevo se tu avessi provato altre 29”, per fare un paragone diretto con la Specy, ma non me ne vengono in mente!
Secondo te le 29” danno vantaggi evidenti?
Logico che non si possa disgiungere il formato ruote dal progetto generale, però ti sei fatto un’idea in proposito?
A
  • A
    Ale 81
  • 20/01/2019
Bella prova duca!

Visto che l'hai provata sui tuoi trail, mi sai dire aldilà delle impressioni se hai riscontrato miglioramenti sui tempi di discesa rispetto ad altre bike che hai testato?
M
  • M
    Moebius
  • 20/01/2019
Direi che è la prima emtb che esce con cui potrei pensare di sostituire la mia adorata Rotwild! :cool:
K
  • K
    kilowatt
  • 20/01/2019
Complimenti a @ducams4r per la bella prova. Secondo me però per 11.3k o era un modello di pre-serie oppure i difetti che hai rilevato relativamente al fango non ci stanno proprio. Idem per le gomme non adeguate. Se è vero che il prezzo spesso non lo fa il prodotto ma quanto il consumatore è disposto a pagarlo, io questa bici non la prenderei
M
  • M
    maxmetanol
  • 20/01/2019
Rispondo solo a questa considerazione, il carter plastico ha anche funzione di paramotore, come si vede dalla foto dove è aperto, in quella zona ci sono i vari collegamenti elettrici che vanno al motore e TCU.
È una caratteristica del Brose ... potrebbero modificarlo come tt gli altri, bosch e Shimano presentano pure delle alettature x migliorare il raffreddamento.
Sicuramente meno nascosto ma più efficace.

EMtb la reputi più efficiente ?
G
  • G
    GIUIO10
  • 20/01/2019
Direi che è la prima emtb che esce con cui potrei pensare di sostituire la mia adorata Rotwild! :cool:
‘Azz!
@ducams4r, questa dichiarazione di Lucio si, che è una dimostrazione di fiducia!
complimenti per il test! Chiaro ed espresso con metodo, Bravo!
S
  • S
    Spacepadrino
  • 20/01/2019
Bella prova, ma come ho ribadito per me la vera novità del 2019 deve essere ancora testata.
K
  • K
    kilowatt
  • 20/01/2019
Bella prova, ma come ho ribadito per me la vera novità del 2019 deve essere ancora testata.
Che sarebbe la Pedroni Ray o l'Haibike Flyon (quando esce)?
D
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    ducams4r
  • 20/01/2019
@ducams4r mi chiedevo se tu avessi provato altre 29”, per fare un paragone diretto con la Specy, ma non me ne vengono in mente!
Secondo te le 29” danno vantaggi evidenti?
Logico che non si possa disgiungere il formato ruote dal progetto generale, però ti sei fatto un’idea in proposito?
Domanda apparentemente semplice la tua, ma invece non è così facile rispondere, io non credo al formato ruota universale, molto dipende dalle geometrie della bici, dal nostro stile e capacità di guida, e anche dai percorsi che frequentiamo abitualmente. In linea di massima ti posso dire che le nuove 29" necessitano di una guida con una posizione ben centrata sulla bici, attiva e dinamica per agevolare gli spostamenti di carico e le traiettorie. Una 27.5 standard è più immediata, una 27.5 plus per un neofita o rider occasionale è più confortevole e rassicurante. Detto questo, credo che il futuro sarà da 29" e massimo 2.6" di larghezza, buona parte delle criticità delle 29 della prima ora (mtb) ormai sono un ricordo, e la nuova generazione è molto performante, le emtb seguiranno la strada delle mtb, magari con qualche lieve aggiustamento.

Alcuni mesi fa ho testato la BMC Speedfox 2, una bici dalle caratteristiche fortemente diverse rispetto alla S-Works, che mi aveva dato parecchie soddisfazioni in pedalata e scorrevolezza, ma era penalizzata in discesa da una forcella e da gomme non troppo performanti in quel ambito. Altre emtb 29 non ne ho provato, anche perché le principali sono uscite da pochi mesi, dove si nota un progressivo abbandono delle 27.5 x 2.8 in favore di 27.5x2.6 o 29".
Secondo me la scelta di Specy di proporre la Levo solo con ruote da 29" , mantenendo la compatibilità con le 27.5+ per chi le desiderasse, è indicativo di dove sta andando il mercato.
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
Bella prova duca!

Visto che l'hai provata sui tuoi trail, mi sai dire aldilà delle impressioni se hai riscontrato miglioramenti sui tempi di discesa rispetto ad altre bike che hai testato?
Questo non è il periodo migliore per fare deu tempi in discesa, da noi i trail cambiano molto e necessitano di molta manutenzione, comunque un paio di tempi in discesa li ho mogliorati, altri li ho avvicinati, sicuramente ho stracciato quelli in salita!
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
Direi che è la prima emtb che esce con cui potrei pensare di sostituire la mia adorata Rotwild! :cool:
:scream::bomb:
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
Idem per le gomme non adeguate
Le gomme di serie Butcher Grid non le ho trovate inadeguate, ma avendole usate con la camera d'aria e successivamente con camera + Speedy Mousse, ho avuto parecchi problemi di pizzicature delle camere. Probabilmente con un montaggio tubeless, magari abbinato ad un inserto adeguato se la sarebbero cavata egregiamente, è una gomma molto scorrevole con un buon grip e trazione, piuttosto leggera (960gr) che curva molto bene su terreni compatti.
Passato alle Eliminator, le ho preferite principalmente per la robustezza della carcassa blck dmnd che le rende più sostenute anche a pressioni più basse, montate tubeless ho risolto i problemi di forature, con un minimo aggravio di peso rispetto alla configurazione originale. Sicuramente con un'impronta magfiore a terra il grip è migliorato in tutti i frangenti, perdendo qualcosa in scorrevolezza e in rapidità. Quindi entrambe valide, con scopi diversi.

EMtb la reputi più efficiente ?
Emtb di Bosch è una modalità che non ha eguali, il funzionamento è ottimizzato per rendere la bici pronta e progressiva al colpo si pedale e alle accelerazioni repentine senza mai mettere in difficoltà il rider, qualcosa di simile l'ho ottenuto con l'impostazione 50/100 ,acc 60, shuttle 0, con più coppia alle basse cadenze ma meno prontezza di risposta sugli ostacoli ravvicinati.

Pedroni Ray o l'Haibike Flyon
Entrambe molto interessanti, per lo meno due motori nuovi che promettono grandi cose.
Gran bel articolo e soprattutto grazie visto che da due giorni sono possessore anch'io di questo gioiello! Grazie
A tal proposito posso chiederti come hai rimediato per il secondo problema? Cioè quali piccoli accorgimenti hai adottato? Grazie
@ducams4r ciao. Hai mai provato la Rocky 70? Se si, avendola, vorrei un tuo giudizio. Grazie.
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
@ducams4r ciao. Hai mai provato la Rocky 70? Se si, avendola, vorrei un tuo giudizio. Grazie.
Avevo fatto uno short test della Altitude Powerplay 70.

https://www.emtb-mag.com/short-test-rocky-mountain-altitude-powerplay-70-game-changer/
D
  • D
    ducams4r
  • 20/01/2019
A tal proposito posso chiederti come hai rimediato per il secondo problema? Cioè quali piccoli accorgimenti hai adottato? Grazie
Puoi mettere uno strato di nastro protettivo più robusto dell'originale, tipo Shelter o similari, un utente del forum si è costruito una piastrina in acciaio inox che ha incollato al telaio con un ottimo risultato estetico, puoi fare la stessa cosa anche con un materiale plastico. Oppure utilizzare un parafango nei mesi più fangosi.
S
  • S
    Spacepadrino
  • 21/01/2019
Che sarebbe la Pedroni Ray o l'Haibike Flyon (quando esce)?
MMM, No.

Con parere puramente personale, la prima mi sembra un progetto per salire sul treno prima che parta (anche se secondo me è già andato...), la seconda solo un modo per far pagare bollo e assicurazione alle ebike.

Io mi riferivo alla LAPIERRE E ZESTY.
G
  • G
    GIUIO10
  • 21/01/2019
MMM, No.
Con parere puramente personale, la prima mi sembra un progetto per salire sul treno prima che parta (anche se secondo me è già andato...), la seconda solo un modo per far pagare bollo e assicurazione alle ebike.
Io mi riferivo alla LAPIERRE E ZESTY.
La Zesty è sicuramente un progetto interessante, ma al pari delle due che hai citato, "anomala", nella direzione opposta, rispetto le e-bike così come le conosciamo.
Chiaro che se utente si prende l'assistita e viaggia solamente in Eco, può essere una alternativa, ma non una sostituta universale.
K
  • K
    kilowatt
  • 21/01/2019
La Zesty è sicuramente un progetto interessante, ma al pari delle due che hai citato, "anomala", nella direzione opposta, rispetto le e-bike così come le conosciamo.
Chiaro che se utente si prende l'assistita e viaggia solamente in Eco, può essere una alternativa, ma non una sostituta.
Concordo con @GIUIO10 : sono bici all'estremo opposto. Mio parere: in futuro venderanno più le ebike con motori potenti e batterie capienti rispetto a quelle da pedalare più vicine al concetto mtb. Vedremo
A
  • A
    Auanagana
  • 21/01/2019
La Zesty è sicuramente un progetto interessante, ma al pari delle due che hai citato, "anomala", nella direzione opposta, rispetto le e-bike così come le conosciamo.
Chiaro che se utente si prende l'assistita e viaggia solamente in Eco, può essere una alternativa, ma non una sostituta.
E' una nicchia di mercato di muscolari a cui manca un aiutino o di e-bikers pentiti ( da pesi eccessivi e mancata giocosità del mezzo) ....io trovo comunque che sia una nicchia più apprezzabile dal punto di vista "etico" rispetto ai "motoroni- batterioni " non perchè non sia etico usare tali tipi di mezzi (anche se prevedo un uso a mò di motorino troppo disinvolto e potenzialmente pericoloso per le altre utenze del bosco) ma perchè all'80% porterannno a richieste di sblocco non solo della velocità ma anche della potenza erogabile da parte di moltissimi utenti...e possibile inasprimento delle normative la tendenza sui social è già quella, utenza in maggior parte molto poco pratica di mtb ..:mask:
Cmq la e- Zesty dovrebbe avere nella massima assistenza una spinta simile ad un tour di bosch ( ho un feedback da un possessore estero di una Focus e- Raven ) ....potrebbe bastare ai più allenati..:blush:
bell'articolo. penso che quella bici sia il top del top al momento. ovviamente il prezzo viene di conseguenza.
però chissà con un pò di pazienza tra 3/5 anni, magari con 3500 euro avremo la possibilità di portarci a casa bici simili... se l'evoluzione sarà come quella che è stata per computer e cellulari..
E
  • E
    eagerly
  • 21/01/2019
chissà con un pò di pazienza tra 3/5 anni, magari con 3500 euro avremo la possibilità di portarci a casa bici simili
Ma quando mai...la legge del capitalismo impone che i margini si alzino mica il contrario. Quando una bici simile te la porterai a casa per 3500, il top di gamma varrà 15.000, ti compreresti mai l'iphone 4 quando sai che è uscito il 20?
non ho letto tutti i commenti...
domanda:
quanto sei alto e cavallo? che taglia hai scelto?
L
  • L
    lorenzom
  • 21/01/2019
Ma quando mai...la legge del capitalismo impone che i margini si alzino mica il contrario. Quando una bici simile te la porterai a casa per 3500, il top di gamma varrà 15.000, ti compreresti mai l'iphone 4 quando sai che è uscito il 20?
basta uscire da questa logica ;)
la mia risposta all'ultima domanda è infatti Sì :) difatti come telefono ho un huawei da 200 euro col vetro crepato da 6 mesi, non l'ultimo modello di telefono..
a me basta che l'oggetto che prendo faccia quello di cui ho bisogno, del resto non mi interessa.
ora come ora sulla mia focus jam2 (750Wh) ho più o meno la stessa autonomia di specialized .. ma con un peso che sfiora i 25kg.. con una special come quella dell'articolo calerei di ben 5kg.. in discesa e nel misto si sentono eccome.
M
  • M
    mipabloite
  • 21/01/2019
cinque buoni motivi per passare dal mod 2018 al 2019 ci sono?
E
  • E
    eagerly
  • 21/01/2019
basta uscire da questa logica ;)
la mia risposta all'ultima domanda è infatti Sì :) difatti come telefono ho un huawei da 200 euro col vetro crepato da 6 mesi, non l'ultimo modello di telefono..
a me basta che l'oggetto che prendo faccia quello di cui ho bisogno, del resto non mi interessa.
ora come ora sulla mia focus jam2 (750Wh) ho più o meno la stessa autonomia di specialized .. ma con un peso che sfiora i 25kg.. con una special come quella dell'articolo calerei di ben 5kg.. in discesa e nel misto si sentono eccome.
Ah beh messa così non fa una piega, personalmente ognuno coi suoi soldi fa ciò che vuole...comprare prodotti vecchi e fuori garanzia introduce però altri rischi
L
  • L
    lorenzom
  • 21/01/2019
Ah beh messa così non fa una piega, personalmente ognuno coi suoi soldi fa ciò che vuole...comprare prodotti vecchi e fuori garanzia introduce però altri rischi
effettivamente il mio post è facilmente mal interpretabile..
volevo dire non che con 3500 euro tra 5 anni vorrei comprarmi questa turbo levo top di gamma usata, ma che magari tra 5 anni le bici di fascia media e bassa (da 3500-4500 euro) probabilmente avranno le caratteristiche di questa turbo levo top di gamma da 11000 euro.
E
  • E
    eagerly
  • 21/01/2019
effettivamente il mio post è facilmente mal interpretabile..
volevo dire non che con 3500 euro tra 5 anni vorrei comprarmi questa turbo levo top di gamma usata, ma che magari tra 5 anni le bici di fascia media e bassa (da 3500-4500 euro) probabilmente avranno le caratteristiche di questa turbo levo top di gamma da 11000 euro.
Ma siamo sicuri che fra 5 anni la tua percezione di gamma "alta" sia la stessa di oggi?
L
  • L
    lorenzom
  • 21/01/2019
Ma siamo sicuri che fra 5 anni la tua percezione di gamma "alta" sia la stessa di oggi?
a può anche essere che l'alta gamma sarà fatta di bici da 20 000 euro.. chissà magari quadriplicherà lo stipendio medio:D . ma anche in quel caso io guarderò sempre la media bassa gamma. sempre convinto che la differenza in bici(sia in ebike che non) in salita e in discesa, la faccia chi ci sta sopra, non il mezzo meccanico.
(qui mi fermo perchè siamo già un bel pò OT)
A
  • A
    alexnotari65
  • 21/01/2019
a può anche essere che l'alta gamma sarà fatta di bici da 20 000 euro.. chissà magari quadriplicherà lo stipendio medio:D . ma anche in quel caso io guarderò sempre la media bassa gamma. sempre convinto che la differenza in bici(sia in ebike che non) in salita e in discesa, la faccia chi ci sta sopra, non il mezzo meccanico.
(qui mi fermo perchè siamo già un bel pò OT)
Ti contraddici un po', perché hai scritto poco sopra che 5 kg di differenza si sentono, per cui forse il mezzo la differenza la fa!;)
D
  • D
    ducams4r
  • 21/01/2019
cinque buoni motivi per passare dal mod 2018 al 2019 ci sono?
Direi di si:
  1. Geometrie.
  2. Motore + leggero e + personalizzabile.
  3. Batteria da 700Wh (di serie o upgrade)
  4. Ruota da 29"
  5. Nuova TCU
  6. Nuovo Mission Control.
  7. Linea
D
  • D
    ducams4r
  • 21/01/2019
non ho letto tutti i commenti...
domanda:
quanto sei alto e cavallo? che taglia hai scelto?
Se era rivolta a me, sono alto 172 cm, cavallo 79, taglia M perfetta.
B
  • B
    Bartbike
  • 21/01/2019
Le gomme di serie Butcher Grid non le ho trovate inadeguate, ma avendole usate con la camera d'aria e successivamente con camera + Speedy Mousse, ho avuto parecchi problemi di pizzicature delle camere. Probabilmente con un montaggio tubeless, magari abbinato ad un inserto adeguato se la sarebbero cavata egregiamente, è una gomma molto scorrevole con un buon grip e trazione, piuttosto leggera (960gr) che curva molto bene su terreni compatti.
Passato alle Eliminator, le ho preferite principalmente per la robustezza della carcassa blck dmnd che le rende più sostenute anche a pressioni più basse, montate tubeless ho risolto i problemi di forature, con un minimo aggravio di peso rispetto alla configurazione originale. Sicuramente con un'impronta magfiore a terra il grip è migliorato in tutti i frangenti, perdendo qualcosa in scorrevolezza e in rapidità. Quindi entrambe valide, con scopi diversi.



Emtb di Bosch è una modalità che non ha eguali, il funzionamento è ottimizzato per rendere la bici pronta e progressiva al colpo si pedale e alle accelerazioni repentine senza mai mettere in difficoltà il rider, qualcosa di simile l'ho ottenuto con l'impostazione 50/100 ,acc 60, shuttle 0, con più coppia alle basse cadenze ma meno prontezza di risposta sugli ostacoli ravvicinati.



Entrambe molto interessanti, per lo meno due motori nuovi che promettono grandi cose.
Anche io adoro e mtb mode di bosch (da ex levista pentito) unico limite: le ripartenza da fermò in pendenza dove a mio avviso è mtb tende a slittare e a dare poco grip, molto meglio ripartire in tour e dopo 3/4 giri di pedale - se del caso- passare a e mtb.
Il brose (il primo) che ho avuto io IN NESSUNA CONFIGURAZIONE si avvicina a e mtb, fidati!
D
  • D
    ducams4r
  • 21/01/2019
Anche io adoro e mtb mode di bosch (da ex levista pentito) unico limite: le ripartenza da fermò in pendenza dove a mio avviso è mtb tende a slittare e a dare poco grip, molto meglio ripartire in tour e dopo 3/4 giri di pedale - se del caso- passare a e mtb.
Il brose (il primo) che ho avuto io IN NESSUNA CONFIGURAZIONE si avvicina a e mtb, fidati!
Il brose che hai avuto tu, con il software di allora, non ha niente a che vedere con quello attuale della Levo 2019. L'impostazione che ho descritto mi ha dato soddisfazioni simili ad EMTB, con i limiti che ho già descritto.

Se ti posso dare un consiglio, nelle ripartenze con emtb, non pestare come un forsennato, appoggia il piede sulla pedivella fino a sentire il motore spingere, aiutati tenendo i freni premuti, poi rilascia i freni e comincia a pedalare in progressione. Dove riesci a ripartire con Tour, ci riuscirai anche con EMTB.
K
  • K
    kilowatt
  • 21/01/2019
Anche io adoro e mtb mode di bosch (da ex levista pentito) unico limite: le ripartenza da fermò in pendenza dove a mio avviso è mtb tende a slittare e a dare poco grip, molto meglio ripartire in tour e dopo 3/4 giri di pedale - se del caso- passare a e mtb.
Il brose (il primo) che ho avuto io IN NESSUNA CONFIGURAZIONE si avvicina a e mtb, fidati!
Bravo @Bartbike stessa impressione e rimedio per la ripartenza in salita.
K